bibliografia fannullona


ASPETTA - Antoinette Portis

Antoinette Portis

ASPETTA

il castoro

Milano, 2016

 

Un’idea semplice, realizzata con la grazia della semplicità, che racconta una storia anch’essa molto semplice utilizzando solamente due semplici paroline: presto e aspetta.

Un libro illustrato per grandi che, con delicata dolcezza, accompagna il lettore nel mondo senza fretta dei più piccoli. Nel mondo in cui tutto è degno della nostra attenzione e nel quale la passione per la vita è massima.

Poche pagine ben fatte, senza inutili virtuosismi, arrivano al punto: svelare tutta l’emozione di una madre, alienata dal dover far presto, che si lascia catturare da questo mondo che fu anche suo e che, benché perduto, grazie al suo bambino, ha potuto ritrovare.

0 Commenti

CONTRO IL LAVORO - Giuseppe Rensi

Giuseppe Rensi

CONTRO IL LAVORO

Gwynplaine edizioni

Camerano (AN), 2012, pagine 152

 

“Supponiamo che dal fondo dell’oceano una conchiglia pensante emergesse per la prima volta alla superficie e aprisse  le sue valve alla luce; supponiamo che essa sapesse di poter rimaner solo per pochi istanti al cospetto dell’universo immenso e variopinto e di dover poscia ritornare per sempre negli oscuri e misteriosi abissi del mare. Come si potrebbe giustificare l’affermazione che, non, se mai, necessità bruta, ma dovere morale sia per questa conchiglia quello di dedicare quei pochi istanti al lavoro? Come si potrebbe sostenere che la sua stessa essenza di ente spirituale e pensante non esiga invece che essa li dedichi alla contemplazione del grandioso spettacolo che solo per un momento le si affaccia? E come si potrebbe tributare plauso e approvazione morale e dare la consacrazione di una spiritualità superiore a quella conchiglia se il breve momento consacrasse al lavoro e non alla contemplazione? Ma l’uomo non è altro appunto che quella conchiglia emersa un momento sulla superficie della vita e che fra un istante scomparirà negli abissi.”

 

Il breve e preziosissimo saggio di Giuseppe Rensi indaga scrupolosamente la questione del rapporto fra l’uomo e il lavoro; per far questo Rensi dà una definizione di lavoro e lo fa attraverso il confronto con il gioco: Il lavoro (propriamente detto) è quello che l’uomo svolge, contro le sue naturali inclinazioni e vocazioni, solamente come mezzo per ottenere delle future ricompense; al contrario il gioco è quell’attività che l’uomo svolge per impulso necessario, per realizzare le sue attitudini, con la ricompensa immediata del piacere e della soddisfazione che prova nel farlo; a differenza del lavoro il gioco è quell’attività, spesso faticosa, che l’uomo svolgerebbe anche senza essere pagato. 

Ed è solamente attraverso il  gioco e nel lavoro che ha le caratteristiche del gioco (lavoro – gioco), che gli uomini possono occuparsi dei propri interessi, hanno il tempo da dedicare a se stessi e alla propria spiritualità: solo nel gioco l’uomo è veramente uomo.

Rensi, com’è proprio dei grandi pensatori, non concede risposte o soluzioni al problema, si limita a rivelarne i paradossi e le contraddizioni: il lavoro è contrario all’essenza spirituale dell’uomo, ma al tempo stesso è necessario alla vita (e dunque anche alla sua vita spirituale).

Per Rensi il lavoro, in quanto attività svolta non per la voglia o il gusto di svolgerla, ma per una successiva ricompensa e che è immediatamente a beneficio di altri è sempre essenzialmente schiavitù. Il lavoro dunque è schiavitù, la necessità del lavoro è perenne, dunque perenne dovrà essere anche la schiavitù.

L’unica soluzione irrazionale e contraddittoria – che è una non- soluzione o meglio il riconoscimento dell’insolubilità del problema – è quella della schiavitù così come l’avevano pensata i Greci, che per salvare la libera spiritualità di alcuni negavano la libera spiritualità di altri (li rendevano schiavi – li facevano lavorare).

Per Rensi la schiavitù è un’eterna necessità che si ripropone con forme e nomi diversi, ma che sempre c’è stata e sempre ci sarà.

E oggi chi sono i nuovi schiavi?

0 Commenti

LA NOBILE ARTE DEL CAZZEGGIO - John Perry

John Perry

LA NOBILE ARTE DEL CAZZEGGIO

Sperling & Kupfer

Milano, 2013, pagine 146

 

A volte capita di riconoscermi nelle parole di un autore, raramente però mi è successo di sentirmi descritto con tanta precisione come da questo libretto. E credo che molti procrastinatori (Il titolo originale è: The Art of Procrastination, la traduzione del titolo – che trovo inadatta – è fuorviante rispetto al contenuto) non possano che riconoscersi in questo lucido e divertente ritratto di un vero e proprio modo di essere, di vivere e confrontarsi con il mondo: quello dei ritardatari cronici, di coloro che rimandano sempre ciò che dovrebbero fare. L’autore, senza mai fare l’errore di trasformare in comportamento virtuoso ciò che in effetti è una mancanza, chiarisce come l’essere procrastinatori in realtà sia un modo alternativo per portare a termine tantissime cose; infatti il procrastinatore sistematico è in grado di portare a compimento un sacco di attività proprio per rimandare quelle più importanti - ed è così che può essere motivato a svolgere anche compiti difficili, impegnativi e necessari quando questi sono un modo per non fare qualcosa di ancora più importante. Un altro utile manuale, questo, per riuscire a valorizzare e a volgere in positivo un tipico difetto che contraddistingue molti di noi, per sentirsi meno in colpa e volersi più bene.

0 Commenti

ZHUANG – ZI  [Chuang – tzu] - A cura di Liou Kia-hway

ZHUANG – ZI  [Chuang – tzu]

A cura di Liou Kia-hway

Adelphi

Milano, 2013, pagine 412

 

“Di tutte le cose del mondo, il cielo e la terra sono le più grandi eppure non fanno niente per esserlo”

 

Anche in questo testo, considerato – alla pari del Tao te ching – uno dei tre grandi classici del Taoismo e non a caso inserito da Roberto Calasso fra i dieci libri indispensabili per chiunque, risuona per intero la natura di coloro che hanno la vocazione a ‘scomparire’: che si identificano con il nulla e sono tutto; che non si preoccupano di ciò che è passeggero e si adattano alla complessità del reale senza l’illusione di poterla dirigere. Privi di ambizioni, vanno senza sapere dove arrivano, tornano senza sapere dove si fermano, non seguono nessuna strada e non conoscono meta. Sono poveri, ma non sono miserabili; non possono avere un’opinione e per questo non giudicano, non si applicano a nulla, non si rallegrano della propria comparsa né temono la propria scomparsa. Non cercano adulatori e non lasciano tracce di sé.  I fannulloni senza saperlo seguono la via dei santi taoisti, e senza fare nulla non c’è nulla che non facciano.

0 Commenti

LA VITA DI UN PERDIGIORNO - Joseph Freiherr Von Eichendorff

REA Edizioni (Multimedia)

L’Aquila, 2011, e-book

 

Questo racconto è un grazioso inno alla libertà. Il giovane protagonista, munito solo del suo violino, decide di partire alla scoperta del mondo. Senza nessuna meta precisa, senza conoscere le strade,  si lascerà guidare unicamente dalla sua curiosità. Contemplatore, amante dei fiori, nulla delle sue azioni è guidata da qualche scopo preciso e il suo affidarsi al destino sarà totale. In armonia con tutte le cose, che senza chiedere lo proteggeranno, avanzerà  come cieco, senza chiedersi il senso di ciò che gli succede (eziandio fraintendendolo) , gustandone semplicemente l’effetto. E non mancherà il lieto fine apparecchiato dalla fortuna, che spesso premia chi non intende forzarla.

0 Commenti

L’ARTE DELLA SIESTA - Thierry Paquot

Il melangolo

Genova, 2000, pagine 121

 

La siesta come atto di resistenza e di emancipazione dall’imperante “tempo economico” che, con l’affermarsi dell’industrializzazione, della divisione del tempo e dell’urbanizzazione, si è sostituito al “tempo biologico”, quello regolato dalla natura, dal ritmo, dal respiro del singolo.

Prendersi il proprio tempo, per sognare, riflettere, riposare, ricomporsi, costituisce un atto di difesa per una riconciliazione dell’uomo con i propri ritmi.

Un prezioso libricino, ricco di riferimenti storici ed artistici, per il quale il sonnellino pomeridiano può essere considerato il tempo necessario a una vera e propria arte di vivere.

0 Commenti

L’UTILITÀ DELL’INUTILE - Nuccio Ordine

Bompiani

Milano, 2013, pagine 262

 

Questo libro contiene una preziosa raccolta nella quale sono riuniti vari autori ed alcuni estratti di opere letterarie che trattano della contrapposizione fra due atteggiamenti umani: quello utilitaristico di chi si occupa solamente di ciò che procura un profitto e l’atteggiamento dei “filosofi” – atteggiamento, quest’ultimo, che viceversa attribuisce molta importanza ai saperi inutili e a quelle attività umane improduttive e gratuite che possono nutrire lo spirito e avvicinare gli animi all’arte e al bello. Una dicotomia che attraversa il pensiero di autori molto distanti fra loro nel tempo - dal filosofo greco al letterato contemporaneo (consolidando fra l’altro il sospetto che si tratti di archetipi esistenti dall’alba dei tempi) – i quali sottolineano quanto sia fondamentale l’attività umana libera dai vincoli del profitto, poiché, come dice efficacemente Gautier, “Se i fiori venissero eliminati, il mondo non ne soffrirebbe materialmente; chi vorrebbe tuttavia che non ci fossero più fiori?”. Il modello utilitarista, che sembra essere il modello vincente in tempo di crisi, sta compromettendo la libertà dell’istruzione, pregiudicando la crescita di uomini liberi e coscienti, promuovendo la preparazione di uomini-macchina utili per la produzione e servi dei pochi; una sconfitta, insomma, della democrazia moderna - poiché il sapere non scomparirà dalla terra, ma tornerà ad essere privilegio esclusivo delle classi che se lo possono permettere.

Nella terza parte del libro la semplificazione riduttiva di elementi molto complessi della realtà, come l’amore e la verità, attraverso questi due soli modelli di condotta, purtroppo viene esasperata con esiti che sfiorano la banalità.

0 Commenti

LA PASSEGGIATA - Robert Walser

Adelphi

Milano, 1987, pagine 106

 

Ecco il racconto che a buon diritto dovrebbe diventare il manifesto del buon fannullone.

Solamente un centinaio di pagine, ma che diventano duecento, trecento, mille pagine ogni volta che lo si rilegge, tanto è denso e ricco di stimoli e suggestioni.

Fresco, ironico, paradossale, uno di quei racconti felici che provocano il presentimento della perfezione.

L’autore stesso racconta in prima persona la sua passeggiata: la gioia dell’incontro, il fascino dell’avventura fra gli angoletti del quotidiano, il disprezzo per le automobili maleodoranti che passano velocissime “davanti a tutte le immagini e gli oggetti che la nostra bella terra ci offre”.

Complice l’immaginazione - illusione che consola e che allontana dalle proprie miserie e solitudini almeno il tempo di una passeggiata - il racconto diventa a tratti visionario, rivelandosi nell’insieme emblematico.

Si potrebbe ravvisare in esso, infatti, un’allegoria esistenziale, ma suggerita con la grazia dell’involontarietà, come se non fosse il fine, ma la naturale conseguenza -per nulla necessaria - di una misurata narrazione.

0 Commenti

TAO TE CHING - Lao Tzu

Adelphi

Milano, 1994, pagine 266 (Compreso il testo cinese)

 

"Così io so che il Non-agire ha il sopravvento.

Insegnare senza parole a trarre profitto dal Non-agire, pochi nel mondo vi riescono!

Perciò il Santo si attiene alla pratica del Non-agire e professa un insegnamento senza parole."

 

Persuaso della mutevolezza di ogni cosa, l’autore di questo antichissimo testo cinese parla del Santo Taoista come di colui che non cerca di forzare le cose per ottenere dei vantaggi poiché otterrebbe solo il contrario. Il saggio Taoista sa come entrare in armonia con le cose che si trasformano e lo fa praticando la non-azione (wu wei) poiché non agendo non esiste niente che non possa fare.

Essere fannulloni dunque può rivelarsi un’abitudine veramente saggia.

0 Commenti

ELOGIO DELLA PIGRIZIA - Vivere lentamente per vivere meglio - Peter Axt, Michaela Axt-Gadermann

Tecniche nuove

Milano, 2003, pagine 158

 

Questo libro propone un metodo che dovrebbe assicurarci salute e benessere. Gli autori, rifacendosi principalmente alla teoria del metabolismo (teoria dell’energia vitale) formulata per la prima volta da Rubner nel 1908, cercano di dimostrare, anche attraverso sperimentazioni e studi scientifici, quanto sia salutare stare in ozio, fare poco movimento, vivere al caldo, dormire molto, svegliarsi tardi la mattina, mangiare poco e quanto invece sia dannoso comportarsi diversamente.

Anche se solitamente un fannullone gode dell’ozio fine a se stesso e non come una tecnica per ottenere dei risultati, può comunque sentirsi rassicurato dal fatto che lo stile di vita a cui non può sottrarsi garantisce prolungata giovinezza

0 Commenti

VIVERE SLOW – apologia della lentezza - María Novo

Edizioni Dedalo

Bari, 2011, pagine 134

 

Riflettere sulla lentezza significa necessariamente prendere in considerazione il nostro rapporto con il tempo: l’autrice mette in luce quanto possiamo renderci schiavi del tempo se intendiamo questo solamente in funzione della produzione e del consumo. Analizzando il problema da questa prospettiva diventa facile comprendere quanto la fretta sia complice del modo sciagurato con cui il genere umano stia gestendo le risorse della terra e avvelenando tutto ciò che ci circonda. Essere lenti significa non pensare egoisticamente solo ai vantaggi immediati, ma pensare al bene di tutti – anche di quelli che verranno dopo di noi. Essere fannulloni dunque può assumere un significato più ampio rispetto a quello meramente contemplativo: può essere la risposta al comportamento irresponsabile del genere umano.

0 Commenti

LA LENTEZZA - Milan Kundera

Adelphi

Milano, 1995, pagine 157

 

“ Perché è scomparso il piacere della lentezza? Dove mai sono finiti i perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, quei vagabondi che vanno a zonzo da un mulino all’altro e dormono sotto le stelle? Sono scomparsi insieme ai sentieri fra i campi, ai prati e alle radure – insieme alla natura?”

 

Il racconto descrive in modo spietato alcuni personaggi e le loro debolezze legate alla necessità -soprattutto contemporanea - di apparire, di agire solamente in funzione di un pubblico - anche di un pubblico numeroso e indistinto come quello televisivo. Atteggiamenti di una sterilità devastante che, per poter sopportare l’imbarazzo della loro miseria, devono essere al più presto dimenticati: e per dimenticarli serve la velocità, come per fuggire da qualche cosa di minaccioso.

Diversamente è la notte libertina di un cavaliere e una marchesa, che, con passo lentissimo, si prendono tutto il tempo per gustare un piacere che rimarrà solo loro. Un segreto da custodire, con cui consolarsi nella dolcezza del suo durevole ricordo.

0 Commenti

STORIA DI UNA LUMACA CHE SCOPRÌ L’IMPORTANZA DELLA LENTEZZA - Louis Sepùlveda

Guanda

Parma, 2013, pagine 95 (però scritte molto grandi)

 

Una lumaca ribelle, emarginata a causa della necessità che sente di cercare delle risposte a delle domande insidiose per le abitudini consolidate delle altre lumache, decide di lasciare il rassicurante Paese del Dente di Leone e rischiare tutto per tentare di capire - per esempio - come mai le lumache sono lente. Scoprirà che la lentezza è soprattutto attenzione: una condizione grazie alla quale potrà accorgersi delle cose che la circondano – un dono che le permetterà di fare degli incontri che non avrebbe mai potuto fare se fosse stata veloce come una cavalletta.

La lentezza che è attenzione, che è esperienza di vita, che si stratifica e diventa memoria.

0 Commenti

OBLOMOV - Gončarov

Garzanti

Milano, 2009, pagine 548

 

Oblomov è un’anima limpida e pura, il suo cuore è onesto e generoso; è un uomo completamente privo di senso pratico, è poetico, estremamente sensibile, indolente e contemplativo; lo torturano le preoccupazioni di ogni tipo, è terrorizzato dalla prospettiva di qualsiasi attività, è pigro.

Attratto dalle persone autentiche, non ama le convenzioni e gli artifici che regolano le relazioni negli incontri mondani: ama la libertà di potersene stare tutto il giorno sdraiato sul suo divano con le calze spaiate e la vestaglia al rovescio.

Oblomov è tollerante verso tutti e verso tutti fiducioso fino all’ingenuità. Di un’intelligenza non comune, è però talmente indifferente ai suoi interessi che chiunque potrebbe approfittarsene e se non fosse per il suo caro amico tedesco Stolz non sarebbe sopravvissuto alla cupidigia degli avidi.

“Dov’è l’uomo?” Si chiederà spesso Oblomov, all’inizio del racconto, osservando quelli che si disperdono in mille faccende e infiniti progetti; “Sciagurati!” penserà di loro, come se fosse un delitto non prendersi il tempo necessario per guardarsi e cogliere l’uomo.

Tutti ameranno Oblomov, tutti saranno in qualche modo toccati dal sacrificio di sé che compirà, suo malgrado, per essere testimonianza di pace e onestà.

Comprendo che ogni buon fannullone che si rispetti possa farsi demoralizzare dalla mole del romanzo, ma con la dovuta calma e le necessarie pause, il libro può rivelarsi veramente appassionante, riuscendo a trascinare senza fatica il lettore fino alla fine.

0 Commenti

ELOGIO DEL RIPOSO - Paul Morand

Archinto

Milano, 2010, pagine 97

 

Una piccola raccolta di saggi che Paul Morand inizia esponendo numerosi e buoni argomenti contro l’idea che il denaro (e la fatica per produrlo, e lo stress per conservarlo) sia una ricchezza soddisfacente: “ … nella nostra società penetrata dal denaro, la povertà sembra il peggiore dei mali e un portafoglio rigonfio il più grande dei beni. Questa cruda semplificazione dei problemi umani deriva dal fatto che, come tutti i materialisti, noi crediamo solo in ciò che vediamo: la povertà di un essere moralmente disgraziato che non è mai riuscito a farsi amare non si vede; la povertà di uno straccivendolo sì.” Non c’è nulla di più appagante invece di un viaggio senza soldi o di una notte passata a dormire sotto un primaverile cielo stellato. Il libro continua con una dubbia lode allo sport e allo scoutismo per poi riprendersi alla fine con una convincente critica all’idea di velocità.

0 Commenti

MOMENTI D’OZIO - Kenko

Adelphi

Milano, 1975, pagine 215

 

Per consacrare la propria vita al denaro o al successo è necessario che gli uomini si convincano di poter vivere in eterno, ma il prete buddista Kenko avverte il lettore della brevità della vita e della preziosità del tempo che abbiamo a disposizione: “ Se credete che dopo aver soddisfatto le vostre ambizioni avrete il tempo di volgervi alla Via, scoprirete che le vostre ambizioni non hanno mai fine”. Per questo motivo serve coltivare da subito la propria sensibilità, il proprio spirito: il tempo non aspetta! Occorre porre attenzione al proprio stile, all’eleganza, studiare l’arte della naturalezza; fare di sé, insomma, una testimonianza di bellezza. Per fare questo però è necessario dedicare molto tempo a se stessi e non destinarlo scioccamente al frenetico desiderio di accumulare ricchezze materiali.

0 Commenti

MEMORIE DI UN UOMO IN PIGIAMA - Paco Roca

Tunué – Editori dell’immaginario

Latina, 2012, pagine 76

 

Paco Roca, celebrato fumettista spagnolo, è riuscito a realizzare il più grande sogno della sua infanzia: “Restare tutto il giorno a casa in pigiama!”

Anch’io penso che a dispetto di vitali ricerche estetiche, importanti riflessioni sulla bellezza, determinanti analisi delle profondità dell’animo umano, un aspirante artista abbia principalmente come scopo quello di essere libero, quando lo desidera, di trascorrere un’intera giornata in ozio… anche due.

0 Commenti

L’ARTE DELL’OZIO - Hermann Hesse

Arnoldo Mondadori Editore

Milano, 1992, pagine 436

 

Una serie di racconti, ricordi, resoconti di piccoli viaggi che lasciano intravedere in Hesse una vera indole da buon fannullone: di colui che gode della contemplazione fine a se stessa, viaggiando (anche in senso lato) per il piacere della scoperta; per il quale non è importante la rilevanza della meta da raggiungere o la fedeltà ad un percorso prestabilito. Il piacere di perder tempo per riempirsi le tasche di quella ricchezza che il denaro non può comperare.

 

“Al cosiddetto – bel tempo – non attribuisco la minima importanza , poiché qualsiasi condizione atmosferica è bella, se si aprono occhi e anima; e poi fa parte delle mie piccole gioie preferite del girovagare dover essere costretto dal tempo in cantucci e presso esseri umani che altrimenti non avrei mai visitato né visto.”

0 Commenti

ELOGIO DELL’OZIO - Bertrand Russell

TEA – Tascabili degli Editori Associati

Milano, 2012, pagine 197

 

Altro testo fondamentale per l’aspirante fannullone: una raccolta di quindici saggi in cui Russell, con il suo procedere razionale, argomenta intorno ad importanti temi, tutti legati all’idea che un ripensamento dell’organizzazione sociale potrebbe rendere gli uomini più felici.

0 Commenti

L’UOMO CHE CAMMINA - Jiro Taniguchi

Panini Comics (collana Planet manga)

Modena, 2010, pagine 142

 

Il romanzo a fumetti di Taniguchi è un inno alla contemplazione: l’uomo che cammina non ha la preoccupazione del tempo che passa, e cammina senza l’ansia delle mete prestabilite; ama perdersi nei vicoli, arrampicarsi sugli alberi, gustare una fetta di torta all’aperto o vedere l’alba completamente ubriaco. L’uomo che cammina ascolta ciò che lo circonda: lascia che siano le cose che incontra a suggerirgli il tragitto delle sue lunghe passeggiate: l’ABC dell’aspirante fannullone.

0 Commenti

L’INATTIVITÀ COME VERITÀ EFFETTIVA DELL’UOMO - Kasimir S. Malevič

Asterios Editore

Trieste, 2012, pagine 44

 

"L’inazione spaventa i popoli e coloro che la vivono sono perseguiti, e ciò accade perché nessuno l’ha compresa come verità, e che è stata chiamata 'madre di tutti i vizi' quando essa è la madre della vita."

 

Il breve testo di Malevič si propone di riabilitare il concetto di indolenza dall’infamante anatema che gli è stato addossato, contrariamente a ciò che insegnano le "leggende del paradiso" che considerano invece il lavoro una maledizione.

0 Commenti

L'OZIO COME STILE DI VITA - Tom Hodgkinson

BUR 

Milano, 2010, pagine 308

 

Ecco un libro (fondamentale) dedicato a tutti coloro che hanno l'indole dell'ozioso e che per questo motivo vivono ricorrenti sensi di colpa. Pagine consolanti, per sentirsi meno soli e vedersi un po’ più belli. Perché gli oziosi lottano per la libertà, contro gli egoismi degli approfittatori e degli arrivisti che vogliono tutto per sé e non lasciano niente agli altri. Gli oziosi si prendono il tempo per pensare e per sognare un mondo meno triste per tutti.

 

0 Commenti

LA SOCIETÀ DELLA STANCHEZZA - Byung - Chul Han

Nottetempo

Roma, 2012, pagine 81 (però piccole!)

 

Un'interessante analisi del disagio dell'uomo contemporaneo che, libero dalle leggi assolute e dalla decaduta società disciplinare, deve far tutto da solo con il rischio di esaurire il proprio io in una sterile stanchezza. L'antidoto è la contemplazione, l'attenzione di chi esercita il potere di non-fare, per fermarsi con gli occhi sgranati a scrutare ciò che lo circonda.

 

Si legge in un paio d'ore.
0 Commenti

ELOGIO DELL'OZIO - Robert Louis Stevenson

Millelire Stampa Alternativa

Viterbo, 1994, pagine 27

 

Libretto indispensabile, consigliatissimo, in sole 27 piccole paginette tutto quello che serve a un aspirante ozioso per convincersi della bontà delle sue inclinazioni: il massimo.

0 Commenti

I PENSIERI OZIOSI DI UN OZIOSO - Jerome K. Jerome

Piano B edizioni

Prato, 2010, pagine 141

 

Lo scrittore vittoriano, dall'ironia a volte un po' aristocratica, raccoglie dodici saggi tutti dedicati alla sua inseparabile pipa, compagna delle sue ore oziose, consolatrice delle sue pene.

0 Commenti

IL DIRITTO ALLA PIGRIZIA - Paul Lafargue

Massari editore

Bolsena (VT), 2002, pagine 174 (compresa la lunghissima introduzione)

 

Apparso per la prima volta nel 1880 sul settimanale l'Egalité, è l'analisi amara di come nel secolo della rivoluzione industriale l'atteggiamento disumano delle classi borghesi riducesse le masse di lavoratori in schiavitù, senza pietà per donne e bambini costretti a lavorare dodici, tredici, quattordici ore al giorno, malnutriti, in pessime condizioni igieniche, abitanti in alloggi fatiscenti molto spesso lontani dal luogo di lavoro. Qui si possono leggere le parole di uomini ingordi che non risparmiano giustificazioni morali e assurdamente filantropiche per convincere i poveracci che il lavoro è un bene per loro. Sarebbe interessante chiedersi quali di quei meccanismi rappresentino ancora oggi la premessa del rapporto fra gli uomini. Il sospetto è che del feroce egoismo dei pochi non ci si sia mai liberati.

0 Commenti